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PUBBLICAZIONI
I BOTTINI - acquedotti medievali senesi
A quanto si dice, Carlo V, in visita a Siena, esclamò che la città sotterranea era più bella di quella alla luce del sole. Che fosse più bella è discutibile, ma che fosse altrettanto interessante è una dato di fatto difficilmente controvertibile.
L'acquedotto medievale - quasi 25 chilometri di diramazioni e canali - rappresenta ancora oggi un capolavoro dell'ingegneria tre-quattrocentesca: costruito per rifornire una città che aveva sofferto una "grande sete" e che, soprattutto, vedeva sfiorire, anche per la mancanza di acqua, le sue manifatture, il "bottino" - come da sempre si chiama questo complesso di cunicoli sotterranei - continuò a portare acqua a Siena fino ai nostri giorni, fino al momento in cui, cioè venne costruito l'acquedotto del Vivo.
Difficilmente accessibili, i canali sotterranei rappresentano un mondo pieno di fascino del quale vale la pena di conoscere immagini e storia. Furono per secoli, il banco di prova dei governanti e degli amministratori della città, impegnati in una difficile lotta per la manutenzione di una struttura delicata quanto preziosa; restano, ancora oggi, una testimonianza non imbalsamata (hanno ancora certe funzionalità, per quanto limitate) della tenace volontà di una città che non si rassegnò mai alla scarsità di acqua.
Il bottino medievale oggi è un "monumento", ma un monumento vivo, non meno vivo di quanto non fosse quando schiere di operai senesi e di minatori massetani o montierini foravano, con il loro rudimentale strumentario e le loro limitate conoscenze tecniche, le colline per andare a rubare dalle vene a nord della città l'acqua per Siena. Una pubblicazione fotografica come questa e le notazioni storiche in essa incluse vogliono essere proprio un primo approccio con la conoscenza di questa struttura relativamente poco nota, non meno importante delle tante testimonianze alla luce del sole che caratterizzano Siena.
Duccio Balestracci - Dipartimento di Storia Università di Siena
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